Casalfiumanese
Sagra dell'Albicocca

 

(Da "Romagna Eventi" luglio 1998 - Dario Montanari)

L'albicocco rappresenta senza dubbio la specie frutticola più interessante del nostro territorio. Una coltura che ha trovato nelle nostre colline un habitat naturale ideale per una produzione di pregio. I produttori della zona, attenti alle innovazioni e capaci coltivatori, offrono al mercato un ottimo frutto in termini qualitativi e quantitativi, in grado di soddisfare sia le esigenze del mercato fresco che dell'industria.
La Sagra dell'Albicocca (che si tiene fino dal 1970) con le manifestazioni collegate, come la Mostra Pomologica, i convegni e i dibattiti, offre ogni anno interessanti occasioni di discussione e confronto sulle problematiche agronomiche di coltivazione dell'albicocco, sugli aspetti varietali, colturali e commerciali della specie, contribuendo a mantenere vivo l'interesse per tale produzione.

Le origini delle albicocche

Sarebbe fantastico poter percorrere le vie attraverso le quali tante piante, oggi coltivate in occidente anche con sistemi "industriali", sono giunte a noi dalle lontane Cina, Giappone e Asia Centrale, e portano ancora, nei nomi delle loro varietà, richiami esotici che ci fanno sognare, quali le località del Tibet del Sinklang, del Kashmir, del Turkestan, di Samarkanda, del Caucaso, della Grecia e dell'Egitto.
I romani introdussero le albicocche in Italia dall'Armenia (armeniaca) ed abbiamo il segno di questa "radice" che è rimasta nel dialetto di Romagna: "maniaga" ed in quello toscano "armellino".
Nel comprensorio imolese le prime coltivazioni di albicocco si svilupparono a Casalfiumanese circa un secolo fa; furono piantate a titolo sperimentale a Pieve S. Andrea.
La produzione nazionale di albicocche nell'ultimo decennio è quasi raddoppiata e nella Vallata del Santerno da 65 ha si è passati a 1280 ha di superficie coperta, di cui la maggior parte insiste nel territorio di Casalfiumanese. Coltivate prevalentemente nell'area meridionale (in Campania si coltiva il 70% circa della produzione complessiva), le albicocche hanno recepito nomi imposti dal folklore del nostro Sud, e pertanto troveremo, senza però avere la capacità di riconoscerli tutti, frutti con nomi "Boccuccia", "Palummella", "Bufala", "Nennella", "Boccuccia liscia", "Spinosa", "Cafona", "Pazza", "Pellecchiella", "Prete", "Monaco", "Abate"; e le nordiche "Precoce d'Imola", "Reale d'Imola", "Bulida" ed altre.

Tanti modi per gustare le albicocche

Molto versatili, questi frutti possono essere consumati al naturale, in mille coloratissime macedonie, ma anche essiccati, sciroppati e trasformati in gelatina o marmellata. In quest'ultimo caso l'aggiunta di qualche mandorla (non amara) estratta dal nocciolo darà maggior consistenza e profumo.