Castrocaro Terme
A e Fog 'd Nadel
Terra del Sole
A vegia in Piaza

 

(Da "Emilia Romagna Eventi" dicembre 1999 - Dario Montanari)

Il ciocco di Natale

In occasione delle feste natalizie tornano in auge molte tradizioni antiche e usanze tipiche; fra le più ricorrenti l'abete, il vischio, le strenne e il presepe.

Sopravvive in poche realtà e aree limitate l'usanza di accendere un ciocco di quercia alla vigilia di Natale.

Una volta, quando nelle case c'era ancora il camino, si usava il "ceppo", dopo aver recitato l'Ave Maria. Si diceva che serviva per "scaldare il bambin Gesù" e doveva bruciare fino all'alba, ma non consumarsi del tutto perché lo si doveva riaccendere ogni notte, fino all'Epifania, affinché portasse fortuna.

I suoi resti si sotterravano in parte in campagna. per preservare i prodotti dalle intemperie. e in parte si serbavano per scongiurare le tempeste, mentre quelli meno carbonizzati si riaccendevano quando nascevano i bachi da seta per farli crescere forti e immuni da malattie.

La tradizione vuole che al momento dell'accensione si dicesse: "Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa; le donne facciano figlioli, le capre capretti; le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina, e si riempia la conca di vino". Poi si benedicevano i bambini, che dovevano avvicinarsi al camino e battere con le molle sul ceppo recitando una canzoncina detta "Ave Maria del Ceppo" che aveva la virtù di far piovere su di loro dolci e regalini.

Sul ceppo si sistemava altra legna che bruciava più facilmente, sicché esso si consumava lentamente durante i dodici giorni natalizi fino all'Epifania, che rappresentano i dodici mesi dell'anno.

A questa antichissima usanza era poi legata la tradizione di accostare al "ceppo" dolci a base di farina, fra i quali il più celebre è il panettone milanese.


La tradizione si rinnova

Ora, questa tradizione è stata ripresa da qualche anno a Castrocaro Terme e Terra del Sole, in forma più attuale. Si accende nella grande piazza, a fianco dell'albero di Natale, un grande camino e, al riverbero e al calore del fuoco, ci si ritrova per scambiarsi gli auguri, i doni, ma anche per bere in compagnia vin brulè e mangiare le pietanze tipiche invernali.

Così una tradizione si rinnova e, nella filosofia del Gruppo del Fuoco appositamente costituito e della Pro Loco, si riaccendono amicizie e occasioni di incontro sociale altrimenti disperse dalle proposte consumistiche "dell'usa e getta".