(Da "Emilia Romagna Eventi" maggio 2000 - Dario Montanari)
Domenica 21 maggio dalle 14.30 in poi a Dozza ritornano due tra le feste tradizionali e più amate: la "Festa del vino" (44.a edizione), ripresa della più antica "Festa dell'Albana" che si svolgeva sempre a Dozza negli anni sessanta, e "Balconi Fioriti".
Come da tradizione, in piazza saranno presenti i viticultori, i produttori di vino e le aziende locali per offrire al pubblico presente degustazioni e assaggi gratuiti, in armonia con la più tradizionale ospitalità dozzese.
Nelle piazze e nelle strade del borgo, inoltre, rivivranno i colori e i profumi della Festa dei Balconi Fioriti, tradizionale concorso che vede gareggiare gli abitanti del centro storico per le migliori composizioni floreali per balconi, finestre, vetrine ecc.
Nella sala espositiva sotto i portici verrà allestita anche una mostra-concorso di bonsai. Dalle 15.30 esibizione di ginnastica artistica a cura dell'Associazione Arcobaleno sotto la Rocca.
Breve storia di Dozza
L'antico borgo di Dozza, i cui primi insediamenti risalgono all'età del bronzo, dopo un periodo buio, viene conquistato nel 1087 dai Bolognesi che chiameranno il luogo "Castrum Ducie". Il nome Dozza appare ufficialmente intorno al 1126, quando rappresentava uno dei primi castelli sorti nelle colline imolesi ed era già da qualche anno motivo di contesa fra i comuni di Bologna ed Imola.
L'origine del nome del luogo deve probabilmente farsi derivare da "acquarum ductio", che in seguito nell'alto Medioevo divenne Dutia e Ducia e stava a significare una doccia, un condotto d'acqua, confluente in una cisterna.
Se per lungo tempo questi luoghi subirono la rivalità tra Bologna guelfa e Imola ghibellina, va ricordato che la prima famiglia che ebbe in feudo Dozza fu quella imolese dei Guiccioli nel 1150 dalle mani del Vescovo di Imola. Negli anni successivi si avvicendano ora i guelfi ora i ghibellini con lotte fratricide ed orrende; se poi aggiungiamo i vari saccheggi, tra cui ricordiamo quello delle Truppe dell'imperatore Ottone IV, avvenuto nel 1209 mentre si recava a Roma per farsi incoronare, il quadro non è certamente dei più miti.
Tra le vicende più drammatiche ricordiamo la distruzione del Castello, avvenuta per mano del Cardinale Ottaviano degli Ubaldini (vescovo di Bologna) nel 1248; la terribile peste del 1260, quella decimale del 1340; dieci anni dopo il Papa concede la località alla potente famiglia degli Alidosi.
Nel 1401 il castello fu conquistato da Alberico da Barbiano, nel 1414 ritorna agli Alidosi, nel 1441 la potente famiglia faentina dei Manfredi ne detiene il possesso, verso la fine del XV secolo Papa Sisto IV consegna il Castello di Dozza nelle mani del nipote Girolamo Riario, già Signore di Forlì ed Imola. Eliminato Riario, subentra la moglie Caterina Sforza a cui si deve il rafforzamento delle mura del borgo ed il restauro della Rocca.
Declinata l'era di Caterina, nel 1530 Dozza fu data in feudo a Lorenzo Campeggi, la famiglia, poi intitolata marchese, riuscì a tenere il suo 'prezioso' feudo fino alla fine del XIX. All'inizio del secolo (1700), con un matrimonio combinato, riuscì ad inserirsi la famiglia Malvezzi che da secoli aveva intentato causa contro i Campeggi per ottenere il Castello di Dozza. Da quel momento Dozza venne governata dai marchesi Malvezzi Campeggi fino al 1797 quando arrivarono le truppe napoleoniche e posero fine alle signorie. |