La festa
Faenza celebra tutti gli anni a giugno il Palio del Niballo. Si tratta di un vero e proprio ritorno al passato, all'epoca di Enrico e Guido Manfredi, signori di "Faventia": sfilate in costume, giostranti e gare di abilità fra sbandieratori e musici, cene medievali, sfide tra cavalieri.
All'incirca attorno all'anno 1170 l'imperatore Federico Barbarossa si soffermò a Faventia, ospite dei Manfredi, appositamente per vedere i nobili faentini cimentarsi nella loro "giostra", la cui fama era giunta fino a lui. Essi, armati di finte armi fatte in legno, giostrarono per l'Imperatore. L'episodio è la prima testimonianza dell'esistenza di giostre e palii nella storia di Faenza; molto probabilmente le origini delle disfide sono ancora più antiche della data sudetta.
Nei secoli successivi lo sviluppo della cavalleria provocò un grande diffusione di tornei, giostre e quintane: ogni evento di rilievo (come matrimoni, nascite, ordinazioni di cavalieri) era un buon pretesto per disputare un torneo. A Faenza si correvano diversi palii:
- Quintana del Niballo - Nell'ultima settimana di carnevale i nobili faentini si affrontavano nella "Quintana del Niballo". La parola Niballo deriva, quasi sicuramente, da "Annibale", che sta a indicare genericamente un re moro o "saracino".
- Palio di San Pietro - Si correva il 29 giugno, giorno di San Pietro, protettore della città fu celebrato a partire dal 1136.
- Palio di San Nevolone - Dedicato a San Nevolone, patrono dei calzolai. Si teneva il 27 luglio. La manifestazione, al contrario delle altre, non era gestita da Nobili ma dal popolo.
- Palio dell'Assunta - Il 15 agosto, si correva il Palio dell'Assunta, detto "bravium". Si trattava di una corsa di cavalli montati dai cavalieri oppure messi in competizione alla barberesca, ossia senza la presenza del fantino.
Il moderno Palio del Niballo deriva quindi da ben otto secoli di storia e di tradizione vissuti con convinzione da Faenza. L'entusiasmo citato dagli storici per queste giostre, da parte della gente, dei rioni e delle contrade, si è trasmesso pressoché intatto ai faentini d'oggi, quando vedono il loro cavaliere in campo, a difesa dei colori del proprio Rione. |
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Le attrazioni
La città d'arte romagnola, che a fine '700 artisti e letterati chiamavano "Atene di Romagna", per tre settimane rivive in modo gioioso e spettacolare l'antica rivalità dei cinque rioni storici Bianco, Giallo, Nero, Rosso, Verde. Dal 1959 il Palio del Niballo li coinvolge in una manifestazione molto sentita dalla cittadinanza; per tutto l'anno i rioni lavorano per organizzare tutta una serie di eventi di grande richiamo.
Innanzitutto si deve parlare della suggestiva Sfilata Storica che precede il Palio; ad essa partecipano non meno di cinquecento figuranti in costume, che partono da Piazza del Popolo sfoggiando abiti confezionati con cura e fedeltà storica dalle sarte dei diversi rioni. Ogni rione presenta la sua dama, accompagnata dal suo cavaliere; le cinque dame concorrono per aggiudicarsi il titolo di "Giulia bella", simbolo rinascimentale della bellezza femminile e della maiolica faentina, nota in tutto il mondo col nome di "faience".
Un altro momento caratteristico è rappresentato dalla gara di sbandieratori e musici, che si esibiscono la domenica precedente il Palio in Piazza del Popolo. Alfieri e chiarine si misurano in esibizioni spettacolari, che vedono in gara singoli, coppie, piccole e grandi squadre. Gli alfieri faentini sono diventati famosi in tutto il mondo proprio grazie a questi antichi giochi delle bandiere, caratteristici dell'età medievale.
Infine ci sono le disfide, ossia il Torneo della Bigorda d'Oro d'Oro (ovvero il "Palio dei Giovani") e il famoso Palio del Niballo, in cui si disputa la contesa tra i cavalieri giostranti. Gli sfidanti si affrontano a turno per colpire il Niballo, raffigurato da un guerriero moro bifronte; ogni centro messo a segno equivale ad uno scudo. Al termine delle sfide vince il cavaliere che conquista il maggior numero di scudi avversari.
Nel periodo del Palio del Niballo i circoli cittadini organizzano giochi, concerti, e numerose altre iniziative che contribuiscono a mantenere vivo tra la popolazione il clima di sfida in attesa del Palio vero e proprio.
Per ultimo, ma non meno importante, la buona cucina. Una valida occasione viene offerta, ad esempio, dalle osterie dei rioni che, particolarmente nelle serate precedenti la sfida tra i cavalieri, propongono l'antica cucina medioevale, con piatti tipici rionali e romagnoli, e con menù sempre variati. |