(Da "Emilia Romagna Eventi" febbario 2000 - Silvio Castagnoli)
Il forestiero che si trovasse a percorrere le vie di Forlì nelle notti del 3 e 4 febbraio, non potrebbe fare a meno di chiedersi.(specialmente nelle strade del centro storico), il perché di tante piccole luci (ceri, candele o lampadine ad elettricità) poste ad illuminare ogni abitazione, ogni appartamento di palazzo o condominio, villa o casa rurale e di campagna.
Le nuove generazioni forlivesi imparano fin da bambini, dai genitori e dai nonni, a fare luce alla loro patrona: "La MADONNA del FUOCO". Si tramanda infatti, di generazione in generazione, fin dai giorno del miracolo nel lontano 1428, il culto della sacra icona. Questo "quadretto" raffigurante la Sacra Immagine xilografica miracolosamente trovato intatto in mezzo ai resti di un furioso incendio che distrusse la scuola pubblica, è oggi conservato nel Duomo, in un'apposita cappella, per essere venerato dai credenti, ammirato dai forlivesi e visitato da tutti i "forestieri".
Questa Immagine ogni anno compie anche il miracolo di unire (in senso religioso e anche laico) il pensiero, il cuore e i passi della grande maggioranza della città. In questo giorno infatti (4 febbraio), le vie del contro storico, da Piazza Saffi a Via delle Torri, a Piazza Cavour (delle Erbe) a Corso Garibaldi, fino a piazza del Duomo, si riempiono di uomini e donne di ogni età ed estrazione sociale e soprattutto alle soglie del 3° millennio anche di ogni credo politico.
Sono lontani i tempi d'inizio secolo, quando repubblicani e socialisti massimalisti vedevano nella Chiesa un nemico giurato, al punto di arrivare ad incendiare il portone di San Mercuriale e profanare perfino la statua della Madonna del Fuoco posta al centro dell'allora Piazza Vittorio Emanuele II (per i forlivesi Piazza Grande) dove, per intenderci, oggi c'è il monumento ad Aurelio Saffi.
Quelle tensioni intellettive ed emotive oggi non ci sono più e sono quasi del tutto sparite, anche se il forlivese, come tutti i romagnoli, nasconde sempre dentro di sé qualche piccola espressione di anticlericalismo, specie agli occhi del forestiero, come è altresì capace di più grandi slanci di fede religiosa, sincera e disinteressata.
Nel 2000 assisteremo quindi, come sempre in passato, al riempirsi di dolci, balocchi, profumi e di ogni cosa che attragga l'attenzione delle tante bancarelle poste ai margini del passaggio da San Mercuriale agli inizi di Schiavonia. Sì Schiavonia, il cuore del cuore di Forlì, da FORUM-LIVII (mercato di Livio) al ZITADON.
Pochi fra i lettori delle nuove generazioni sanno infatti che in tutta la Romagna, Forlì, con la caduta della barriera delle cinte murarie (nel primo decennio del secolo), l'esposizione nelle campagne verso la pianura, delle abitazioni e dei nuovi quartieri, l'avvento nel ventennio di imponenti costruzioni ad inneggiare ai fasti del regime (come la costruzione della nuova stazione nel 1927 o del palazzo delle poste), venne ribattezzata propositamente: "E ZITADON" (il Cittadone).
Ancora oggi si può sentire qualche persona coi capelli bianchi (a rappresentare il segno del tempo) usare l'espressione in dialetto romagnolo: "...aio da andè in te Zitadon" (devo andare nel cittadone, ovvero a Forlì).
Nel dopoguerra, quando la città rimase almeno fino agli inizi degli anni '60 in un ruolo di sviluppo economico di secondo piano rispetto alle altre vicine sorelle romagnole (Rimini, Cesena, Ravenna), il termine "ZITADON" fu sempre più usato a mo' di sberleffo verso i forlivesi in generale, troppo vanitosi e altezzosi nella loro provincialità. Fino a scomparire quasi del tutto nei successivi ultimi tre decenni di fine secolo, quando il capoluogo di provincia si è notevolmente sviluppato ed è diventato un punto di riferimento economico di notevole importanza per tutta la Romagna.
Tornando alla Festa della Madonna del Fuoco, le manifestazioni in suo onore sono principalmente religiose; infatti il calendario liturgico è molto intenso e le celebrazioni si svolgono in tutte le chiese cittadine, con coinvolgimento di tutta la diocesi forlivese.
Per ciò che riguarda lo spettacolo e l'intrattenimento, il 3 e 4 febbraio per le vie del centro (piazza Saffi, piazza del Duomo, Corso Garibaldi e zone limitrofe) verrà allestita un'enorme fiera-mercato con bancarelle di tutti i generi. Sarà un'occasione per incontrare amici, parenti, conoscenti; un motivo per scoprire il valore culturale e simbolico della manifestazione che da oltre 570 anni vive nell'anima e nel cuore della città. |