Forlì
Fiera di S. Lucia

(Da "Romagna Eventi" novembre 1998)



La storia

"È dè d'Santa Luzì / è dé é cor vi" (Per Santa Lucia/ il giorno corre via), anzi, secondo questo proverbio romagnolo la notte del 13 dicembre "è la più lunga che ci sia". Eppure, anche se vecchia di secoli, questa credenza è falsa. Come ci viene spiegato da Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi in "Calendario e folklore in Romagna" (Edizioni "Il Porto", Ravenna, 1989), prima della riforma gregoriana il solstizio invernale non cadeva come ora, il 21, ma il 13 dicembre, giorno dedicato dalla Chiesa a Santa Lucia, la nobile e bellissima giovane siracusana martirizzata nel 304 d.C. per ordine del prefetto Pascasio.

La tradizione a volte è più forte delle scienze esatte, del progresso scientifico. Un tempo, che poi non è neanche troppo lontano dalla nostra generazione, quando ancora l'uomo non aveva alterato le stagioni ammettendo nell'atmosfera valanghe di anidride carbonica, era anche logico constatare che "Per Sènta Luzia / l'imbienca la via" (Per Santa Lucia / si imbianca la via) poiché ghiaccio e neve coprivano le carreggiate ed il freddo era pungente. Ora tutto è cambiato. C'è perfino il caso che, per quella data, fioriscano i ciliegi.

Ma torniamo a Lei, a Santa Lucia. La tradizione, ed anche l'agiografia oltre agli atti del martirio, vogliono che la sua fede in Cristo riuscisse a salvare sua madre da una grave malattia andando a pregare, a Catania, sulla tomba di un'altra martire: Sant'Agata, la patrona della bella città adagiata ai piedi dell'Etna. Votatasi a Dio, Lucia rifiutò le profferte di un innamorato e costui la denunciò, come cristiana, all'autorità della Roma Imperiale. Reato grave in tempo di persecuzioni.

Il prefetto, colpito dalla sua bellezza, quasi la implorò perché abiurasse, ma lei fu inflessibile ed affrontò impavidamente il martirio. La leggenda vuole che le fossero strappati gli occhi dalle orbite (infatti viene sempre rappresentata con in mano piattelli in cui, si vedono le sue pupille), poi che venisse fatta prostituire in un postribolo e, infine, che venisse arsa. Poiché nessuna di queste torture poté venire messa in atto per intercessione divina, fu infine condotta in prigione dove il carnefice le trapassò la gola con uno spiedo.

Ora le sue spoglie, dopo lungo peregrinare (Costantinopoli e Venezia) riposano nella città di San Marco e precisamente nella Chiesa di San Geremia.

In Romagna Santa Lucia è particolarmente venerata a Forlì. Una chiesa a lei dedicata è collocata in Corso della Repubblica, la lunga arteria che da Piazza Saffi va a sfociare nel Piazzale della Vittoria e che il giorno 13 dicembre di ogni anno viene letteralmente occupata da Bancarelle.

Adesso esse hanno in mostra montagne di prelibato torrone ma fin all'inizio di questo nostro secolo più che altro offrivano castagne secche, ciambelline e piadina dolcificata. Queste cibarie poverissime si usano tutt'oggi, ma la folla che da mattina a sera percorre l'ex "Borg di Bdogn" alla ricerca di un'atmosfera da sagra d'altri tempi, dopo una visita nella chiesa o per partecipare ad un rito religioso, fa incetta del dolce da sgranocchiare (per i giovani che hanno una sana dentatura); la leccornia è composta da un dolcificante usato anche dall'uomo delle caverne, il miele.

In particolare dalle campagne: da San Martino in Strada al Ronco, da Pievequinta a San Giorgio ma anche da più lontano, i contadini affluivano in quel giorno (ed affluiscono anche attualmente pur se gli agricoltori ora sono una minoranza) a Forlì per pagare qualcosa di caro ai bambini golosi di dolci o alle "morose".

Scrive nel suo libro intitolato "Sui sentieri della tradizione" (uscito nel 1990 con disegni di Valeria Brocchi e presentazione di Vittorio Mezzomonaco) Carla Stagnani: «Le castagne dovevano essere portate dal garzone all'amante per poi essere mangiate insieme. Dovevano essere abbondanti, per soddisfare anche la famiglia della fanciulla, anzi, ne dovevano rimanere, altrimenti il ragazzo sarebbe stato tacciato come "avaro", un "innamorato da poco". Le ragazze a loro volta regalavano all'amico del cuore una piadina dolce. Infine, in contraccambio, Lui a Natale avrebbe donato a Lei del pan pepato, possibilmente di quello che veniva confezionato a Siena.»

Numerose le credenze legate a Santa Lucia. Prime di tutte quella riguardante la notte della vigilia del martirio. Infatti, essendo ritenuta la più lunga dell'anno, la giovane avrebbe avuto il tempo di confezionarsi una camicia: dalle filature alla tessitura, alla cucitura. Ecco quindi il perché di questo detto: "Par Santa Lòzia / un cul d'gocia" (Per Santa Lucia/ una cruna d'ago), volendo anche significare che i giorni incominciavano a crescere, ma di pochissimo, quanto una cruna d'ago.

Partendo dal 13 dicembre si facevano anche le osservazioni meteorologiche per tutto l'anno, seguendo le variazioni climatiche dei dodici giorni che separavano tale data dal Natale (vedi "Metereologia popolare in Romagna" di Vittorio Tonelli). In quel giorno, infine, i contadini non lavoravano coi buoi ritenendolo un peccato, e tale credenza si riallaccia addirittura ai giorni sacrificali dell'antica Roma.

Naturalmente oltre che per tener monda la propria anima, i fedeli si rivolgono a Santa Lucia soprattutto per conservare il bene prezioso della vista. Lucia, intatti, è un nome che discende da luce.

Luciano Foglietta

La Fiera

La Fiera viene allestita sin dalla sera prima e si conclude in serata, lungo Corso della Repubblica, dove ha sede la Chiesa di S. Lucia, e in piazza Saffi. Fra le innumerevoli bancarelle, sarà facilmente reperibile ogni genere di mercanzia. Di particolare interesse sono quelle bancarelle che propongono prodotti tipici della stagione e dolciumi.

Il protagonista della giornata è, senza ombra di dubbio, il torrone. Esso è presente ovunque, e condito in tutte le salse: tenero, friabile, al miele, ai canditi, al cioccolato, ecc.

È tradizione, in occasione della giornata, regalare un pezzo di torrone a tutte le "signorine" o fidanzate. Il percorso storico di quest'ultimo costume non lo conosco e non sono stato in grado di reperirlo; sicuramente si tratta di una buona campagna pubblicitaria al prodotto in questione, comunque è giusto ricordare a tutti gli interessati di non dimenticarsi del piccolo ma simpatico gesto!

Dario Montanari