(Da "Romagna Eventi" febbraio 1999 - Dario Montanari)
La storia di Forlì e la Madonna del Fuoco
Forum Livii
Sono trascorsi quasi 2200 anni da quando, nel foro di Livio sull'antica strada che attraversa l'Emilia Romagna racchiuso dal corso dei fiumi Montone e Rabbi, è sorto il piccolo villaggio che da Livio prese il nome: Forum Livii. Ovviamente quelle terre, nei secoli antecedenti alla venuta dei Romani, sono state calpestate da altri popoli, primi fra tutti i Villanoviani ai quali si aggregarono gli Umbri dell'Appennino ed inseguito gli invasori Celti (Galli). Quando sopraggiunsero i Romani, gli autoctoni sentivano già l'influenza della vicina Etruria.
Durante l'Impero Romano Forlì era un villaggio agricolo. Nel V secolo arrivarono i barbari, primi fra tutti i Visigoti; successivamente ci fu il lungo dominio dei Longobardi, ai quali succedette la Chiesa fin dal VII secolo (889), quando la città si proclamò Repubblica.
Il comune e la rinascita
Dal XII secolo, grazie al consolidamento del potere comunale, la città si "svegliò". Primo segnale del benessere e della potenza fu l'ampliamento del territorio urbano, in questo periodo viene realizzato il palazzo comunale e piazza Saffi; vengono deviati, fuori dal paese, i corsi dei fiumi, probabilmente per salvaguardare il centro abitato dalle piene dei medesimi e per difendere meglio la città.
Il XVIII secolo fu pieno di onori e gloria: il primo avvenimento importante avvenne nel 1241 quando i forlivesi ghibellini alleati con l'imperatore Federico II espugnarono la guelfa Faenza; il 15 giugno 1275 furono sconfitti i bolognesi al Ponte di San Procolo (località tra Faenza e Imola); nel 1276, a Civitella, ebbero la meglio su di un'alleanza guelfa alla quale si unirono anche i fiorentini; infine, la più gloriosa delle battaglie fu vinta, nel 1282, contro i soldati francesi guidati da Giovanni d'Appia, mandati da Papa Martino IV.
I successi che fecero di Forlì una città gloriosa sono legati al Capitano del Popolo Guido da Montefeltro. Nel 1283, la città si arrende, senza battaglia, a Papa Martino IV; il valoroso Guido da Montefeltro, sentitosi tradito, abbandonò la città con i suoi seguaci.
Dalla fine del 1200, per quasi due secoli, salvo qualche piccola intrusione dei legati pontefici, gli Ordelaffi dominarono la città. Sotto il loro dominio sono innumerevoli le testimonianze architettoniche di monumenti, palazzi, mura e rocche, ed infine, con gli Ordelaffi, ha origine il culto della "Madonna del Fuoco".
La Madonna del Fuoco
Correva l'anno 1428, nella notte fra mercoledì 4 e giovedì 5 febbraio si sviluppò un incendio presso la scuola pubblica di Forlì gestita da tal Mastro-Lombardino. Mentre l'incendio distruggeva tutto, giungevano molte persone; fra le fiamme tutti videro la "Madonna del Fuoco"! Quella Madonna era un'immagine biografica impressa su carta semplice e sostenuta da una tavoletta di legno. L'opera risale tra la fine del 1300 e l'inizio del 1400. La Sacra immagine si trovava all'intorno della scuola da quando quest'ultima, nell'aprile del 1425, aprì i battenti. Ad essa gli alunni rivolgevano la loro preghiera, ed il sabato mattina le cantavano lodi. Quando le fiamme esaurirono la loro opera devastante, della scuola rimasero solo i muri e la tavoletta di legno con il pezzo di carta raffigurante la Madonna e altre figure. Tutti gridarono al miracolo!
La domenica successiva, 8 febbraio 1428, fu portata, con solenne processione, nella cattedrale. Le testimonianze di quanto abbiamo scritto sono da ricercarsi negli scritti dei cronisti d'epoca come "Giovanni di Pedrino" ma anche nelle numerose offerte testamentarie alla Madonna fatte da coloro che videro il miracolo come: l'Arcidiacono Ugolino da Orvieto (1446), Andrea di Giovanni Lerri (1451), il Vescovo Giacomo Paladini, ect.
Caterina Sforza e lo Stato Pontificio
Alla fine del secolo la famiglia Ordelaffi, con la morte di Pino III (1480), terminò il suo dominio, lasciando il posto allo Stato Pontificio allora guidato da Papa Sisto IV, il quale nominò Girolamo Riario, suo parente, alla guida della città. Una congiura, nel 1484, fu la causa della morte di Riario; al suo posto subentrò sua moglie, Caterina Sforza.
Sotto il suo regno, per volere di Lorenzo Hercolani, in onore alla Madonna nacque la Compagnia dello Spirito Santo, composta da 8 sacerdoti che dovevano ufficiare l'altare della Madonna; inoltre per devozione sempre alla Madonna del Fuoco, prese vita la Congregazione di Carità, che in un primo tempo si occupava di quei bisognosi che si vergognavano di chiedere aiuto poi ampliò la sua opera caritatevole a tutti i poveri in generale. La cappella di devozione dove risiedeva la Madonna del Fuoco era posta dove oggi si trova il Battistero della Cattedrale.
Nel 1500 anche Caterina assapora l'amaro calice della sconfitta per mano di Cesare Borgia detto "il Valentino". Pochi anni dopo (1503) il Borgia fu sconfitto e gli Ordelaffi tornarono al potere per un anno. Il 4 aprile del 1504 Forlì passò sotto il diretto controllo dello Stato Pontificio e di Papa Giulio II della Rovere che, diretto a Bologna, fece visita alla città per 9 giorni, nel 1506, poi nel 1507, nel 1510 ed infine nel 1511.
Negli anni successivi la città fu tormentata dalle diverse lotte, sanguinose e violente, che coinvolgevano tutti i cittadini. Questa situazione insopportabile fortunatamente terminò, grazie soprattutto all'opera di Vescovo Giovanni Guidaccioni, governatore della provincia.
Il 20 febbraio 1540, fu rogato in Cattedrale l'atto di fondazione della Magistratura dei XC Pacifici, un'istituzione con il compito di sorvegliare sulla vita pubblica. In questo secolo nacque anche la Compagnia della Madonna del Fuoco; tra le tante opere da essa compiuta, ricordiamo quella di distribuire doti alle fanciulle povere e di suffragare i morti. Del periodo sono anche le origini dell'Accademia dei Filergiti, un'istituzione che aveva il compito di educare i giovani forlivesi nella letteratura a scopo civile, morale e religioso.
I forlivesi ricorrevano sempre più frequentemente alla intercessione della Madonna del Fuoco per salvaguardarsi dai problemi che ogni anno si abbattevano nella città; vi furono ricorsi per ottenere bel tempo, altri per ottenere la liberazione dalle epidemie, altre per i terremoti. Si dice che la Sacra Immagine ascoltasse i suoi figli e che per diversi anni scongiurò le varie sventure, tanto che il 26 agosto 1601, con una solenne funzione religiosa svoltasi nella piazza Maggiore, fu incoronata dal Vescovo Tartarini.
La Cappella della Madonna del Fuoco
Nel 1619, sotto la direzione dell'architetto faentino P. Paganelli, iniziarono i lavori di costruzione della grande Cappella per la Madonna del Fuoco; i lavori durarono 18 anni. Nel 1624, alla morte del Paganelli, i lavori proseguirono sotto la direzione del gesuita P. Vincenzo Brunelli. L'inaugurazione della nuova Cappella avvenne il 20 ottobre del 1636; in quel giorno la Sacra Immagine fu portata con solenne funzione religiosa dalla vecchia Cappella (ora Battistero) alla nuova. L'avvenimento richiamò pellegrini da tutta la Romagna e per renderlo indimenticabile, Giuliano Bezzi (allora segretario comunale) scrisse il libro "Fuoco Trionfante". Inoltre nella piazza si costruì una colonna con una statua di marmo.
La febbre del culto era alle stelle; come testimonia Giuliano Bezzi nel suo libro, ogni forlivese conservava la Sacra Immagine dipinta in tela o semplicemente miniata su carta ed in ogni via o piazza si poteva ammirare e lodare sui muri la Beata Vergine. Le feste liturgiche in suo onore erano 3: il 4 febbraio per il Miracolo; il 20 ottobre per la Traslazione; il 28 maggio per il Voto. Quest'ultimo era dovuto all'intercessione della Madonna a seguito di due spaventosi terremoti (1661 e 1688) dei quali il più grave fu quello del 1688; la terra tremò facendo crollare case e palazzi, ma non si ebbero vittime. Le scosse continuarono per alcuni giorni, l'ultima delle quali sì avvertì il 27 maggio. Per quello che era successo, il Consiglio Comunale, in onore alla Madonna del Fuoco, per la sua intercessione, deliberò che per 50 anni si celebrasse la "festa del Voto". Il 28 maggio essa avvenne con l'intervento del Magistrato e una pubblica processione.
In seguito, per mano del pittore Felice Cignani (1660-1723) il Consiglio Comunale fece dipingere un grande stendardo che si portava in processione. Il 23 maggio del 1706 Carlo Cignani terminò le pitture della Cupola della Cappella della Madonna del Fuoco, un lavoro durato vent'anni ma ben eseguito. Il dipinto rappresenta la celeste Regina accolta in Cielo da schiere di Angeli e Santi.
Nel 1728 si celebrò con solennità il terzo centenario del miracolo della Madonna del Fuoco. Il padre Gesuita Bombarda compone nel 1752 la Novena che tutt'oggi è ancora in vigore.
Napoleaone e lo Stato Pontificio
Nel giugno del 1796 le truppe napoleoniche giunsero nella città. Il 4 febbraio è decisamente legato alla vita forlivese; oltre ad essere la data del "Miracolo" è anche la data in cui Napoleone (volutamente) fece il suo ingresso trionfale nella città (1797). Napoleone portò profondi cambiamenti, la gente fu privata del proprio bestiame, degli edifici, ma soprattutto fu privata del culto religioso. Furono soppressi gli ordini religiosi, furono confiscati e venduti conventi, monasteri, chiese ed oratori a favore di privati che volessero intraprendere un'attività economica. Tuttavia, la Patrona, anziché diventare un ricordo, era sempre più viva negli animi dei forlivesi.
L'Impero Napoleonico durò poco. Nel 1815 lo Stato Pontificio tornò a governare con l'aiuto delle truppe austriache che, con severa autorità, mantennero l'ordine. Contro questi sorsero i moti carbonari; nel corso del 1831 furono repressi con crudele e sanguinosa violenza. Piero Maroncelli ne fu uno dei più noti sostenitori; a lui toccarono le carceri dello Spielberg, le stesse di Silvio Pellico.
Nel 1828 fu celebrato, con solennità, il IV centenario del Miracolo della Madonna del Fuoco. La sua intercessione fu chiesta in particolar modo: nel 1819 per il terremoto; nel 1823 per far cessare la siccità; nel 1855 per aver liberato la città dal colera.
Il Regno d'Italia
Nel 1859 i forlivesi entrarono, entusiasti, a far parte del Regno d'Italia. Nel 1867 S. Giovanni Bosco celebra la S. Messa all'altare della Madonna del Fuoco.
In questi anni ricchi di avvenimenti nascono nella città le prime forze politiche che caratterizzano l'inizio del secolo successivo: i primi furono i liberali, poi i repubblicani di cui Aurelio Saffi (1819-1890) era il promotore, poi gli internazionalisti ed infine i cattolici. Nel 1889 i liberali persero le elezioni e lasciarono il posto ai repubblicani che mantennero il potere nella città fino all'arrivo del fascismo. Sempre nel 1889 il Mons. Svampa istituisce i Missionari della Madonna del Fuoco.
I drammi del '900
La vita cittadina dell'inizio del '900 era caratterizzata dallo scontro politico fra i repubblicani ed i socialisti; fra questi si affermò Benito Mussolini. Il 1° ottobre del 1909, voluto dai partiti opposti alla Chiesa, fu rimossa, dalla colonna sita in piazza del Duomo, la statua della Madonna del Fuoco, che era stata realizzata, come abbiamo scritto precedentemente, in occasione della costruzione della nuova cappella avvenuta nel 1636 (la statua fu eretta sulla colonna nel 1639). Questo gesto non piacque ai forlivesi.
Tristi gli avvenimenti di questo secolo, come la prima guerra mondiale (1915-1918), dove molti giovani forlivesi volontari, morirono per la patria, e molte madri, sorelle e fidanzate, pregarono la Sacra Immagine affinché riportasse i propri figli, fratelli e fidanzata a casa sani e salvi. Finita la guerra, arrivò il fascismo di cui a capo era, come sappiamo, Benito Mussolini che, lasciato il partito socialista, fondò il partito fascista e lo trascinò al potere.
La città risentì dell'influenza fascista, soprattutto come tutt'oggi si può notare, per quanto riguarda l'edilizia e l'aspetto urbano, ad esempio: piazzale della Vittoria dell'architetto Cesare Bazzani e dello scultore Berardino Boifava; sempre nel piazzale, sulla strada che porta a Cesena, si trova l'enorme complesso architettonico che ospitava il collegio Aeronautico e dove, all'ingresso si vede la statua di Icaro; il viale della Libertà dove ora si trova la sede del cinema Odeon, e tanti altri esempi.
Nel 1928 in occasione dei solenni festeggiamenti del V Centenario del Miracolo della Madonna del Fuoco, la statua rimossa nel 1909 fu rimessa al suo posto a spese dei devoti cittadini. Ancora un altro conflitto riportava le madri a pregare ai piedi della Sacra Immagine: era la seconda guerra mondiale (1940-1945) e quando la pace tornò a regnare a Lei furono dedicati i più profondi ringraziamenti.
Il culto prosegue
Dal 4 febbraio 1949 al 16 aprile 1950 un grande avvenimento ha interessato l'intera diocesi di Forlì: la "Perigrinatio Mariae": dalla sera del 4 febbraio, in tre turni successivi, la Sacra Immagine è passata per tutte le vie, piazze, case che, in suo onore, erano orante da luci, fiori. Gli uomini, le donne ed i bambini al suo passaggio mandavano un saluto, una preghiera. L'immagine tuttora si venera nella cappella dedicata, appunto, alla Madonna del Fuoco.
Nell'iconografia la Vergine è raffigurata col bambino mentre campeggiano ai lati il sole e la luna, simboli, nell'antico culto pagano, del Dio italico Giano. La prodigiosa immagine veniva dipinta nella parte posteriore del carro agricolo, e ancora veniva riprodotta nelle maioliche da collocare di fianco all'ingresso delle case per scongiurare incendi. Secondo gli usi della civiltà contadina, la Madonna del Fuoco veniva festeggiata già dalla sera prima con le "focarine", i fuochi di giubilo protagonisti e teatro delle danze dei giovani.
La Festa della Madonna del Fuoco oggi
In questo breve riassunto della storia di Forlì e del culto della sua Patrona, si può notare, come nel corso dei secoli, questa Sacra Immagine abbia caratterizzato la vita di questa città; la sua devozione è cresciuta secolo dopo secolo, e nei momenti difficili, più bui, anziché perdersi, si è rafforzata. Oggi, alle soglie del 2000, la Sua Forza, il Suo Spirito è presente in tutti i cuori dei cittadini forlivesi e tutti gli anni il 4 febbraio si ricorda la notte del 1428.
In suo onore si svolgono principalmente manifestazioni religiose; infatti il calendario liturgico è molto intenso. Le celebrazioni si svolgono in tutte le chiese cittadine e coinvolgono tutta la diocesi forlivese.
Per quello che riguarda lo spettacolo, nel girotondo che va da Piazza Duomo a Piazza Saffi si tiene la fiera-mercato, con bancarelle di tutti i generi, vestite di mimose; esse offrono ai forlivesi e ai visitatori la tipica piadina della Madonna del Fuoco, un dolce povero, il pane dolce dalla forma ovale farcito di uvetta e semi di anice, che a Forlì compare su tutte le tavole per questa festa.
Il 4 febbraio quindi, oltre ad essere un'occasione per incontrare amici, parenti e conoscenti, sarà un motivo per scoprire il valore culturale e simbolico della manifestazione che fin dal 1428 anni vive nell'anima e nel cuore della città.
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